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Tracce

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Copertina-Traccie

Mi ritrovo spesso a girovagare senza meta: mi piace perdermi mentre seguo qualche traccia, nella speranza di trovare un seme o due, una briciola che riempia il mio stomaco, qualcosa che colmi il mio insaziabile appetito. Seguire tracce mi diverte: è un modo per conoscere chi mi sta intorno, senza necessariamente entrare in contatto, tenendo cioè la giusta distanza. Ma soprattutto è il miglior modo per conoscere senza farsi conoscere, senza dare nulla di sé, rimanendo nella penombra. Ascolto, fiuto, osservo, mi nascondo: tutti si aggirano sospettosi, cauti, guardinghi, e in realtà sono ciechi. Non si accorgono di me, che li conosco tutti, uno ad uno.  Le loro abitudini non hanno misteri per me: so quando dormono o quando sono desti,  quando sono felici o tristi, quando soffrono o quando gioiscono, quando sono sazi o quando hanno fame o semplicemente, quando tremano di paura. Li studio da tempo: alcuni sono pericolosi, altri innocui. Per certi nutro simpatia, per altri odio viscerale. Seguo tutti: tutti lasciano tracce. Questo rametto spezzato, ad esempio: la scorsa notte c’è stato un animato scambio di idee tra due volpi circa il cadavere di un piccolo topo. Entrambe rivendicavano il diritto ad un sostanzioso spuntino dopo una giornata faticosa. Ho osservato la scena a debita distanza e devo ammettere che è stato abbastanza divertente.  Dopo una breve colluttazione la volpe più piccola e debole è stata costretta ad arrendersi e a lasciare il campo con la coda tra le gambe: l’ho seguita per il resto della notte. Quasi all’alba, stremata, s’è fermata vicino ad un cespuglio di bacche selvatiche e mestamente ne ha ingoiato una manciata. Poco dopo, con un sospiro, si è accucciata, in attesa di una giornata migliore. Anche io avevo molta fame e ho dovuto volare a lungo prima di riuscire a trovare un po’ di cibo. Fortunatamente, alcuni cinghiali avevano calpestato qualche ora prima un campo coltivato a miglio. I passeri avevano già battuto la zona a dovere, ma per chi come me è abituato a cercare, a guardare oltre, non è stato poi difficile scovare qualche seme ancora intatto. Oggi però è un giorno speciale. Dopo il misero pasto ho riposato per un paio d’ore e al mio risveglio ho iniziato il giro di perlustrazione. All’ improvviso ho scorto le tracce di un animale enorme, più grande di una volpe e di un cinghiale messi assieme. Odorava di qualcosa di strano, di mai sentito prima. E’ arrivato presto stamane. Ha mangiato qualcosa dall’ odore per nulla familiare, e poi ha sparso molti semi intorno ad uno strano rifugio. Quindi si è nascosto.Gli uccelli più sciocchi si sono subito avvicinati: ho sentito strani rumori provenire dal nascondiglio, ma nulla di nocivo per alcun essere vivente è accaduto.  Così, piano, anche io mi sono avvicinato. Sono riuscito a scorgere la sua espressione attraverso il fitto intreccio dietro al quale si trovava: i suoi occhi erano lucenti.  Appariva sereno e per nulla minaccioso, nonostante la mole. Per un breve istante i nostri sguardi si sono incrociati. “Mi ha visto!”, pensai, mentre seguivo l’istinto di tornare a nascondermi tra le fronde più fitte. Ma la curiosità mi ha spinto di nuovo davanti a lui, il gigante, io, così piccolo. Potrei giurare che era felice di vedermi. Io, dapprima circospetto,  poi via via sempre più confidente, ho approfittato del  lauto pasto offerto così gentilmente. Ho mangiato fino a scoppiare e  mi è parso che lui non stesse più nella pelle. Nel congedarmi, l’ho salutato con una breve canzone e la macchia rossa bene in vista, così che possa ricordarsi di me e di ottimo umore, sono andato a riposarmi su di un ramo poco distante. Quando il sole s’è fatto più caldo e alto nel cielo, dopo aver sparso altri semi, l’ho visto allontanarsi, guardandosi attorno, curioso. Prima di sparire completamente dal mio orizzonte, l’ho visto chinarsi ad osservare quel ramoscello spezzato e le ossa del topolino lasciate dalla volpe vincitrice. Forse anche lui segue tracce.

Questo articolo stato scritto da Chiara

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