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A dreamer’s dream

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A perdita d’occhio, null’altro che una verde marea che schiuma al vento d’estate, contro un cielo più limpido dell’acqua di un torrente di montagna che corre tra bianche rocce.
Erba cangiante, profumata e ancora bagnata di rugiada, spumeggia e fruscia, chiacchiera coi grilli e le cicale, gioca a rincorrere farfalle colorate e indossa una corona di fiori. Piccoli e coloratissimi coleotteri-gioiello impreziosiscono l’ornamento, mentre industriosi ragni tessono tele come festoni. Piccole fate diurne, i bombi, guizzano tutt’intorno, e danzano e suonano la loro musica gitana. Seduta in un angolo, deforme, mi sento una specie di enorme ciclope, col mio unico, gigantesco occhio di vetro, attraverso cui tutto appare lento e perfetto. Ruoto su me stessa e lo scenario cambia come dentro un caleidoscopio: un alito di brezza fresca ed un brivido lungo la schiena. Foglie d’acero rosso ai miei piedi crepitano come fuoco nel camino, e lattea fuliggine serpeggia tra i tronchi scuri, bagnati da un fiume inconsistente. Chiome immobili color rame coprono un cielo dimenticato, mute. Nell’incanto, tra le spire della nebbia, appare un muso, vibrante, e occhi color dell’ambra. Insistenti, mi osservano e indagatori, scavano una voragine nel mio petto. Un acquario, con pesci multiformi, e alghe e piante e pietre. Minuscoli crostacei emergono dalle sabbie sottili del fondo. Larve e ninfe e miliardi di vite scorrono lievi ed ineluttabili. E ciò che prima era un grosso occhio lacrimoso, come stregato, si anima e tuffandosi d’impulso, diviene, tra mille lampi e scintille: anch’esso pesce, alga, foglia e pietra. Quest’acqua, ovunque, tra i capelli e sul viso: uno strano torpore mi pervade, come dopo un lungo inverno. Boccioli si schiudono ad un vecchio mondo, fiori in un giardino abbandonato.
Mi ritrovo dolente, con la schiena contro un tronco ruvido, una macchina fotografica stretta tra le mani, mentre le prime gocce di pioggia rovinano da un cielo stanco. La calura del primo pomeriggio d’agosto s’è tramutata in un’umida atmosfera odorosa di funghi e terra. Mi asciugo rapidamente il viso, indosso la cerata e svelta, torno sui passi del mattino, mentre strane correnti d’aria e d’acqua si agitano sotto, dentro.

Questo articolo stato scritto da Chiara

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