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Boteaurus stellaris

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Considerata specie vulnerabile in Europa, il Botaurus stellaris (volgarmente detto Tarabuso) è riconoscibile da lunga distanza, durante i tramonti di primavera, grazie al suo caratteristico verso, simile al suono prodotto dal soffiare in una bottiglia.

Parente del più elegante e conosciuto airone, il tarabuso si presenta più piccolo e tozzo, e con colori tipici della vegetazione del canneto, suo habitat d’elezione così come ambienti paludosi, acquitrini e risaie, all’interno dei quali si mimetizza alla perfezione. Di indole molto schiva, quando si sente minacciato, assume la tipica posizione con collo e becco protesi verso l’alto: grazie al suo piumaggio striato, tra il beige ed il marrone scuro, l’animale diventa praticamente irriconoscibile. Si nutre principalmente di anfibi, grossi insetti e piccoli pesci, che preda spostandosi silenziosamente tra le canne e la folta vegetazione, ove pure costruisce il nido in cui  depone da 5 a 6 uova.

Le popolazioni settentrionali, migrano abitualmente durante l’inverno verso sud, per sfuggire al gelo, ed in Italia lo si trova soprattutto nelle risaie del vercellese, negli acquitrini e canneti dell’Alto e Medio Adriatico.
Proprio a causa delle minacce al suo habitat, il tarabuso è diventato un uccello raro, protetto  dalla Convenzione di Bonn e da quella di Berna. In Italia il Botaurus stellaris è una specie in pericolo di estinzione, anche a causa dei frequenti fenomeni di bracconaggio, e dell’incuria umana. La caratteristica deposizione delle uova a livello del terreno mette la nidiata a rischio, nelle zone battute da cacciatori inesperti o poco attenti. Infine, l’inquinamento delle acque stagnanti riduce drasticamente l’estensione delle zone “abitabili” per questa specie, così rara e delicata.

Questo articolo stato scritto da Chiara

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