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La vita del naturalista

Progetto 3 of 3

pag4-5La vita del naturalista, o aspirante tale, è fatta di miti e di attese. Trascorre intere serate tra internet e libri di riconoscimenti vari (insetti, uccelli, fiori et similia), sfogliare album fotografici di altri naturalisti, fino a quando, d’un tratto, scoppia la scintilla, il colpo di fulmine, quel’ irrefrenabile desiderio di saperne di più. Qualsiasi fonte è quella buona: il setaccio si passerà in un secondo momento. L’importante, in questa fase è raccogliere quante più informazioni possibili, ma più di ogni altra cosa, trovare l’unica che davvero interessa il nostro naturalista: dove è possibile trovare quella determinata specie. Non importa quanto comune o rara sia: non c’è nulla che la sua tenacia non possa. La conferma che l’essere si trovi nel raggio di 100 km dal punto in cui staziona l’homo naturalis, apre il vaso di Pandora: una corsa agli “armamenti”, alle strategie, al sostentamento, affinché tutto possa essere perfettamente funzionante nel momento in cui il suo obiettivo farà una scenografica comparsa. Per giorni, settimane, addirittura mesi o anni, dopo ogni giornata di vane ricerche, di tempo impiegato a setacciare ogni angolo di un possibile habitat, alla sera, a casa, tristemente afflitti da l’ennesimo pugno di mosche, si continua a sognare quel momento. Si leggono e rileggono le stesse pagine, fino a quasi impararle a memoria, mentre il tempo stringe, la stagione sta per terminare, ed il sogno non è ancora diventato realtà. Così un bel giorno, mentre si cerca tutt’altro, qualcosa di molto meno agognato, ma che tamponi in qualche modo la fame di “incontri ravvicinati” del naturalista, distrattamente si volta il capo, si inciampa, ci si siede a riposare ed una forma assai familiare giunge alla corteccia celebrale, lasciando interdetti per un momento.  Quando si realizza che quella forma corrisponde alla mitica entità che per un tempo indefinito aveva vissuto esclusivamente nei pensieri, nei sogni e nelle speranze, la gioia e la commozione sono incontenibili. Se si potesse si urlerebbe, salterebbe, e tante altre –ebbe, ma non ci si può permettere il minimo errore. Alta tensione. Corsa senza fiato fino al cavalletto con macchina fotografica pronta all’uso, controllo ottiche con eventuale sostituzione di obiettivi fotografici per una resa ottimale dello scatto. Trasporto attrezzatura e generi di conforto (solitamente acqua e vivande). Non importa se il sole sia talmente forte da ustionare anche le dita delle mani, il freddo talmente gelido da farle cadere in mille pezzi al minimo movimento, o la pioggia così copiosa da chiedersi se non stia in realtà piovendo aria. The show must go on, ed è proprio davanti agli  occhi del naturalista. E’ come vivere un documentario, sentirsi un po’ Charles Darwin alle Galapagòs, mentre in testa suona la sigla di Jonathan. Si inizia ad osservare, per trovare riscontro con quel miliardo di parole lette sul soggetto in questione, ogni forma, ogni colore, ogni sfumatura o movimento ha importanza: si scatta a raffica, per testimoniare tutto, imprecando ottomanamente contro gli agenti atmosferici che rendono l’operazione poco agevole (sole troppo forte, vento impetuoso, pioggia e altri cataclismi), ma rivolgendosi con voce suadente e carezzevole a colui o colei che si trova dall’altra parte dell’obiettivo.  Qualsiasi tipo di nomigliolo è buono per tentare di rabbonire il malcapitato (a meno che non si tratti di vegetali, che da quel punto di vista sono molto più collaborativi) e tentare di cambiare spesso l’angolo di ripresa, la composizione, la posa della foto per mettere in evidenza ora l’uno, ora l’altro particolare.Dopo ore, giornate, settimane trascorse nel tentativo di documentare l’incontro nel modo più dettagliato possibile, o quando l’oggetto dell’interesse del nostro naturalista, annoiato dal trambusto decide di proseguire per la propria strada, senza dare troppe spiegazioni, ci si rilassa, ci si congratula e ci si stupisce ancora di quanto l’amato potesse essere affascinante.Tornato a casa, nei mesi a seguire, il naturalista si continuerà a chiedere che fine abbia fatto il suo amico e modello, non importa quanto tempo abbiano trascorso nella reciproca compagnia. Di tanto in tanto ripenserà a quelle ore, a quelle espressioni, a quelle posture, al portamento, alla luce di quel momento, e nello sfogliare gli album fotografici, colmo di gratitudine, si lascerà andare ad un lungo sospiro nostalgico.

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