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Rettili

Progetto 2 of 3

lacertaA sera allungo l’occhio fino alle cime delle montagne, che in questa stagione riflettono luna e stelle e appaiono ancora più pure della neve. Fin da così lontano, mentre la città turba gli animi, riescono a trasmettere un senso di pace assoluta, di perfetto equilibrio tra cielo ed orizzonte, tra pensieri e carne.

Capita al mattino, dopo tali notturni, di desiderare ardentemente di trovare al di la dei vetri una giornata uggiosa, grigia e fredda, per avere tempo di dimenticare quell’istante di Natura, e non soffrire del triste ritorno alla città e al suo moto fangoso, al suo informe e monotono scorrere.

Stamane, invece, il cielo era limpido ed i profili netti e vicini, e le cime così brillanti da ferire gli occhi incauti.

Cosa darei, mi dico, per un respiro, uno solo, d’aria vera, stamane, andando a lavoro! Quante inutili giornate per un solo sorso di vita pura!

Un automobile non si ferma sulle strisce pedonali, indifferente alla mia paziente attesa. Il guidatore ascoltava inerme il suo interlocutore telefonico. Troppo indifeso, solo con se stesso, per accorgersi di me. Mi domando se se abbia notato le cime innevate, se ne abbia sentito il richiamo e se anche lui sia prigioniero di un abitacolo, di un ufficio, di una famiglia, di una vita che non è vita.

Sono in anticipo, e appoggiata ad un muro freddo mi godo il tepore del sole di fine Novembre, da poco svegliatosi dietro le cime.

Immobile, cerco di isolare i suoni della Natura da quelli della città: lo sforzo è talmente intenso da lasciarmi quasi spossata.

Quando riapro gli occhi, la mia vista è appannata. Abbasso lo sguardo per riprendere possesso delle mie capacità.

A qualche centimetro dal mio piede, una lucertola infreddolita si scalda al sole. Rimango ancora un’istante, al suo fianco, trattenendo il respiro.

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