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Empusa pennata

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Empusa con ootecaCarta d’identità
Nome : Empusa
Cognome: Pennata
Aspetto: Estremamente mimetica, il dorso dell’empusa pennata appare rugoso e macchiettato, con colori tendenti al bruno-marrone nei giovani, e al verde negli adulti. Con zampe mediane e posteriori lunghissime e sottili, possiede una coppia di zampe captatrici anteriori dotate di una doppia fila di piccolissimi aculei sugli avambracci e di un lungo dito “prensile”, con il quale trattiene le prede. Il suo nome deriva dalla caratteristica penna posizionata tra le due antenne, sulla testa di forma triangolare e molto mobile.
Habitat: L’empusa pennata predilige ambienti secchi con vegetazione non molto alta e prevalentemente cespugliosa, con un altitudine massima di 800-1000 metri sul livello del mare.
Segni particolari: nonostante faccia parte dell’ordine delle Mantoidee, e condivida con le sue “colleghe” la fama di killer spietato, a differenza di molte altre mantidi, la femmina di Empusa pennata non ha l’abitudine di divorare il maschio dopo l’accoppiamento.

La campagna abruzzese a fine agosto si colora di una tinta ocra, con riflessi d’oro e di rame, e soprattutto alle prime luci dell’alba, il suo micromondo appare come un antico tempio egizio, popolato da piccoli scriba, da eleganti vergini, e potenti faraoni.
Ed è proprio in cima ad una di queste complesse architetture vegetali, in un labirinto di fili di rame, che ondeggiante, notiamo il profilo di una regina d’altri tempi e d’altri luoghi, mentre incede maestosa, per le sue esoteriche vie.
La notiamo per errore: il suo mimetismo raramente consente ad un occhio umano di distinguerla tra i rami e le foglie oramai secche. E’ giovane e bella, con la sua livrea screziata e i suoi ornamenti appuntiti, quasi come spine. La penna ancora corta sulla testa,  conferisce alla sua figura la regalità degna del suo lignaggio.

Ci ha visto, e ora ci fissa dritta negli occhi, senza paura alcuna.
Empusa machio 4Nonostante il fascino esercitato su numerosi studiosi, ben poco è noto su questa mantodea di piccole dimensioni.
Ha abitudini solitarie, e trascorre molto tempo immobile in attesa di avvistare una preda. Abilissima cacciatrice, preferisce nutrirsi di insetti volanti, non disdegnando, talvolta, piccoli grilli e cavallette.  Le sue zampe raptatorie sembrano appositamente disegnate per la cattura al volo, di cui è una vera specialista.  Meno vorace delle sue cugine religiose, l’Empusa  pennata riesce a sopravvivere per oltre una settimana senza cibarsi.  Dopo l’accoppiamento, al termine del quale non ha l’abitudine di divorare il suo compagno, depone un’ooteca di notevoli dimensioni se rapportate alla sua misura: circa un terzo dell’insetto stesso. L’ooteca è costituita da una sostanza schiumosa all’interno della quale l’animale depone le uova, e che modella prima che disseccandosi, si irrigidisca. Le ooteche si trovano solitamente su pietre di colore chiaro, o su piante robuste, prevalentemente in posizioni nascoste, o comunque di difficile accesso per i predatori.
Il nostro esemplare, annoiato dalla nostra presenza, si allontana di qualche centimetro, mentre noi posizioniamo l’attrezzatura fotografica ed iniziamo a scattare per documentare questo memorabile incontro. Un’ignara neanide della famiglia delle cimici, lenta e pensosa, si arrampica su uno stelo fatalmente alla portata delle micidiali zampe raptatorie dell’Empusa. Qualche ondeggiamento ancora, probabilmente utile ad avere una visione più tridimensionale della preda, e la regina sferra l’attacco, senza che il povero insetto abbia neppure il tempo di accorgersi di quanto stia accadendo.
Senza pietà alcuna, e con ferocia inaudita, l’Empusa, azzannandolo, da il via al suo banchetto. Dopo qualche minuto appena, della povera neanide non rimane alcuna traccia, mentre l’Empusa, con fare tipicamente felino, si dedica all’igiene.
Ci guardiamo tra noi, aspettandoci che da un’istante all’altro ci chieda di portarle un caffè. Senza zucchero.

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Foto del profilo di Chiara Schettini

Questo articolo stato scritto da Chiara

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