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Euonymus europaeus (Berretta del prete)

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La berretta del prete, o fusaggine, è una pianta a portamento arbustivo che può raggiungere gli 8 metri di altezza, ed comune in tutto il continente europeo e nell’Asia occidentale.  Si trova di sovente ai margini di foreste di latifoglie in zone temperate.
La sua corteccia è liscia e di colore verde, tendente al grigio nelle piante più adulte,e nel caso venga scalfita, emette un odore sgradevole. Il legno risulta compatto e di colore bianco.
Le foglie, opposte, sono di colore verde chiaro, di forma lanceolata e dai bordi finemente seghettati. Esse possono essere lunghe fino ad 8 cm, e larghe fino a 3, con un picciolo lungo dai 4 agli 8 mm. In autunno, le foglie di questa pianta assumono una gradevole colorazione rossastra, che le rende molto decorative ed ha dato origine ad una selezione di varietà divenute siepi ed arbusti da giardino, con predilezione per i terreni basici.
I fiori ermafroditi, ad impollinazione entomofila, di piccole dimensioni, sono bianchi con sfumature verdastre,possiedono 4 petali, e compaiono tra aprile e giugno in grappoli di circa dieci elementi, situati all’ascella delle foglie.
Questi generano frutti di colore rosa-rosso acceso, dalla caratteristica forma quadrilobata, di circa 1,2 cm di diametro. Le capsule, che maturano in autunno, contengono semi di colore arancio vivo, e si presentano opache e ruvide al tatto.
Il nome volgare “Berretta di prete” si riferisce alla forma trilobata dei frutti di questa pianta, che a piena maturazione raggiungono una colorazione rosso viva, ricordando così il caratteristico copricapo dei prelati dei primi anni dello scorso secolo.
L’altro nome volgare attribuito a questo arbusto, Fusaggine,  deriva dall’uso tradizionale del legno che da essa si ricava: per la sua lavorabilità esso era usato per costruire, appunto, i fusi destinati alla lavorazione delle fibre e dei tessuti.
Il suo nome scientifico, infine, deriva dal nome della madre delle divinità vendicatrici greche, Euonyma, con riferimento alle proprietà velenose della pianta.

La corteccia, i frutti ed i semi contengono infatti una sostanza alcaloide, chiamata appunto Euonimina, potentemente purgante, e dagli effetti talmente violenti che possono portare a danni permanenti a livello epatico e renale, oltre che alla morte, in caso di ingestione di dosi massicce.  L’infuso di varie parti della pianta veniva usato, in passato, per curare alcune malattie parassitarie degli animali domestici.
L’introduzione di questo arbusto tipico del continente euroasiatico in nord america, ne ha causato la diffusione incontrollata, con serie ripercussioni sugli habitat locali.

Per la particolarità della sua foggia, la vividezza dei suoi colori, e per la sua resistenza alle temperature autunnali, rami e capsule di semi della berretta di prete vengono spesso utilizzati per la realizzazione di accese composizioni autunnali.

Questo articolo stato scritto da Chiara

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