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Ma cos’è la biodiversità?

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Biodiversità o biovarietà come vorrebbero i puristi, è una parola che sempre più spesso un numero crescente di persone ha imparato a usare nel proprio vocabolario.
E’ bella, etica e ci fa sentire al passo con i tempi, ma davvero siamo in grado di capirne a fondo il significato?
Ce lo siamo chiesti durante l’inaugurazione della più grande area di fitodepurazione italiana, progettata e realizzata sulle rive del Lago di Massaciuccoli in Toscana dal locale Consorzio di Bonifica. Un progetto che ci piace tantissimo: depurare l’acqua con le piante che in una decina di giorni riescono a trattenere grandi quantità di nitrati e fosfati.

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Ma non solo.
I ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, che seguono la parte scientifica del progetto, hanno illustrato le conseguenze benefiche che la fitodepurazione può produrre sull’ecosistema e le parole “rinaturalizzazione” e “biodiversità” sono tornate a risuonare più volte durante l’intera giornata.

Abbiamo chiesto spiegazioni al prof. Nicola Silvestri, che ha curato e seguito tutte le fasi di realizzazione dell’impianto di fitodepurazione.

Professore perché si parla di rinaturalizzazione di un’area rurale, che proprio per questo ci sembrava “naturale” già prima dell’intervento?
Perché l’uso agricolo del territorio, sebbene di gran lunga preferibile ad altri usi antropici, comporta comunque alcune modifiche degli equilibri naturali.

Vuol dire che la scelta di allagare alcune aree e impiantarvi colture a scopo fitodepurativo può rendere questa zona più naturale rispetto ad un terreno coltivato?
Certamente. La possibilità di allevare colture ad habitus diverso all’interno di un’area relativamente piccola, il limitatissimo ricorso agli interventi meccanici e la grande abbondanza di acqua possono consentire l’introduzione e la diffusione di nuove specie animali e vegetali in grado di colonizzare nicchie ecologiche prima inesistenti.

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Quindi biodiversità vuol dire maggiore varietà di specie animali e vegetali, ma perché questo è un vantaggio?
Cercando di spiegare in maniera molto semplice, le specie presenti su un territorio sono collegate tra loro da legami trofici, cioè alimentari. Struttura che chiamiamo comunemente catena alimentare. Più specie sono presenti su un territorio, più numerosi saranno questi legami e quindi più fitta sarà la rete delle relazioni esistenti. E più la rete è fitta e strutturata, tanto maggiore sarà la sua resistenza rispetto all’azione di stress esterni.

Questa “rete” può essere danneggiata? 
Esattamente, è proprio questo il rischio. Se per un qualsiasi motivo viene a mancare un elemento all’interno di una catena alimentare composta da pochi collegamenti, allora può venire compromessa la sopravvivenza di tutta una serie di organismi collegati alla specie scomparsa da rapporti di predazione, parassitismo, simbiosi, ecc.. Ma se i collegamenti sono numerosi e la rete è strutturata , la comunità degli essere viventi potrà adattarsi meglio ai mutamenti delle condizioni ambientali e sopportare anche la perdita di una singola specie.

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La spiegazione ci affascina e coinvolge. Chiacchierare di questo camminando ai bordi di una delle vasche dedicate alla fitodepurazione, finalmente rende chiaro perchè aver ricostituito una  comunità vegetale sufficientemente diversificata, oltre a consentire un abbattimento del carico di nutrienti nelle acque trattate, favorisce anche la protezione, lo sviluppo e la colonizzazione dell’intera area da parte di nuove specie animali.

Coleotteri, lepidotteri, odonati, anfibi, rettili, uccelli acquatici, rapaci e mammiferi: in una parola biodiversità, per l’intero sistema, da difendere e perseguire.

Un buon modello quello della fitodepurazione, ispirato alla natura che ci piace.
Un modello italiano di cui esser fieri, divenuto realtà.

Di: Simona Tedesco

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Questo articolo stato scritto da Simona Tedesco

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