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Libere riflessioni sui capanni

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Di certo questo è uno degli argomenti più discussi nel mondo delle fotografia naturalistica ed è uno di quelli che più scatena diatribe tra gli appassionati del genere. Spesso chi vuole iniziare questa bellissima attività si trova in seria difficoltà non riuscendo a venire a capo di dell’annosa questione. Non c’è forum, pagina sociale o altra pubblica piazza nella quale prima o poi non ci si infiammi con questo argomento, spesso farcito da molteplici “filosofie mistiche”. In questi flame troveremo infatti le solite tre tipologie di pensiero.

La prima, quella più talebana, è composta dai sostenitori della caccia vagante. Essi rifiutano qualsiasi tipo di appostamento additando furiosamente le altre categorie, a volte anche schernendole, convinti di essere nella ragione più assoluta. Per questa tipologia di utenti è la sola, unica, vera fotografia naturalistica.

La seconda frangia si trova nella terra di mezzo. Sono quelli che non reputano necessario il capanno ma gradiscono una rete o un telo mimetico come copertura leggera durante gli appostamenti.

La terza ed ultima categoria è costituita dagli amanti del capanno, che vengono spesso considerati i “non fotografi”, i pigri, anche se spesso riescono ad ottenere delle ottime fotografie.

Quale delle 3 filosofie è nella ragione?

Tutte e nessuna! La fotografia naturalistica non si può ridurre ad una sola di queste tecniche di mimetizzazione: ha bisogno di tutte per essere praticata con successo. La verità semplice e pura è che, a seconda del soggetto, si deve utilizzare una adeguata tecnica di avvicinamento e di mimetizzazione. E’ impensabile andare per camosci portandosi una pesante tenda automontante, come è altrettanto impensabile riuscire a fotografare agevolmente passeracei senza un buon capanno, magari fisso e in “posa” da anni.

 La rete mimetica (fauna montana, fauna ed uccelli)

Ha il vantaggio di essere leggera e facilmente portatile, ma, anche se di ottima qualità, difficilmente sarà completamente schermante e se utilizzata da seduti dopo poco tempo vi costringerà ad atroci crampi e dolori, quindi ben presto vanificherà il vostro appostamento. Per di più, essendo spesso volte costruita con una rete in cordino e del materiale sintetico fissato sopra è molto rumorosa al vento ed allo strusciamento, senza contare che diviene un facile appiglio per i rovi e per i rami che disgraziatamente incontrerete. Per non parlare poi del forte odore di plastica che emana, sopratutto nelle versioni economiche o quelle acquistate in stock ex militari: puzza da morire, rendendone di fatto impossibile l’utilizzo con animali che fanno dell’olfatto strumento primario di sopravvivenza, come ad esempio gli ungulati. Bisognerebbe perciò lavarla con acqua e tenerla un paio di settimane all’aria prima di utilizzarle. Sono comunque ottimali quando si intende fare foto sdraiati a terra come ad esempio sulla riva di un lago. Bisogna però considerare attentamente la tipologia di terreno sul quale si andrà: su una riva erbosa e piena di arbusti è ottimale un fogliato, mentre su una sponda fangosa o in montagna sarebbe invece più opportuno usare un mimetismo dal disegno “desert” o “sabbia”.

Il telo mimetico (fauna montana, fauna, uccelli)

Dotato di opportune feritoie è una buona soluzione invernale, più silenzioso e mascherante della rete. Garantisce una buona copertura in caso di intemperie ma bisogna stare attenti all’effetto sagoma avendo cura di porsi sempre con le spalle all’ombra, altrimenti vanificherete tutti i vostri sforzi. Il lato negativo nell’uso del telo è pressappoco lo stesso della rete mimetica: essendo semplicemente buttato addosso, aderisce al corpo restituendo ogni piccolo movimento. Basta mettere la mano sulla macchina fotografica o semplicemente sgranchirsi una gamba per vanificare di fatto tutti i nostri sforzi. Ottimo per l’utilizzo da sdraiati.

Capanno automontante portatile (fauna, uccelli)

Il capanno portatile è un’ottima alternativa ai due precedenti sistemi. Unisce una schermatura ottimale ad una grande libertà di movimento: cambiare una scheda o sistemare un guanto non costituirà più un problema. Naturale evoluzione dei capanni da caccia americani, è il top per funzionalità e comodità. La protezione dagli agenti atmosferici è ottima, ma anch’esso ha alcuni lati negativi. Innanzitutto il peso: per chi va in montagna ogni grammo deve essere calcolato. La maggior parte dei capanni è automontante e quindi viene costruita con un cavo di acciaio armonico che liberato diventa la paleria della tenda, ed è molto ingombrante anche se ripiegato. Un altro “svantaggio” di queste strutture è costituito dal fatto che sono spesso molto grandi ed ingombranti anche montate. Purtroppo il comfort ed il fatto di potersi alzare e muovere internamente costringe i costruttori a rispettare delle misure minime di altezza che li rende troppo invasivi. Il problema sorge quando nella zona nella quale vogliamo appostarci non ci sono aree verdi o cespugli nei quali “affogare” il capanno. Gli animali, tutti, hanno una memoria visiva incredibile: ricordano ogni cosa ed un qualsiasi oggetto nuovo nel loro territorio li mette in allerta. Si terrebbero quindi alla larga per giorni e giorni. La tentazione, a questo punto, sarebbe quella di lasciare l’appostamento in loco, ma chi, di questi tempi, lo farebbe a cuor leggero? Con il rischio di ritrovarne due al posto di uno?

Il capanno fisso (perlopiù passeracei ed uccelli in generale)

E’ la soluzione migliore anche se di difficile realizzazione, non tanto per la costruzione ma per la collocazione. Non tutti, infatti, hanno la fortuna di possedere terreni privati, o di avere magari l’autorizzazione per costruirne uno. Ricordo inoltre che è severamente vietato approntarne uno in zone delicate come parchi, oasi ecc ed il reato considerato è molto grave. Tuttavia se conoscete un proprietario terriero potete considerare l’idea di costruirne uno in “concessione”. Ottimale per i passeracei e i volatili, in genere consente di abituare gli animali alla propria presenza. Costruirlo non è affatto difficile, bisogna stare solo prestare molta attenzione al posizionamento: abbiate l’accortezza di calcolare, tramite una bussola, il punto stagionale medio da dove sorge il sole e posizionare quindi il capanno lateralmente in modo da non avere ombra sui posatoi e sfruttare il percorso solare per avere una buona illuminazione. Di norma la posizione ottimale è in una zona né troppo boscosa né troppo aperta. Sarebbe giusto, inoltre, approntarlo a ridosso di cespugli o polloni, ancor meglio se “affogato” in una zona densa di vegetazione. E’ ovvio che a seconda della specie si opterà per un adeguato posizionamento: per i passeracei al limite boschivo o in mezzo ai cannizi, sulla riva di un fiume nel caso si volessero realizzare foto ad ardeidi, anatiti o alcedinidi. La costruzione in sé non è difficile. E’ sufficiente qualche listello in legno e della rete ombreggiante per costruire una base rettangolare, ma l’optimum sarebbe includere un telo impermeabile come tetto e mimetizzare la struttura ricoprendola con i materiali presenti sul posto, avendo cura di NON distruggere e di usare solo rami caduti o secchi, ricordandosi però di rimuovere , nel caso di smantellamento, tutto ciò che NON E’ NATURALE.

Ovviamente questa tipologia di appostamento richiede molto più lavoro di un capanno portatile ma restituisce più soddisfazioni e consente di avere gli uccelli a tiro di focali ridicole, anche 200mm!

Basterà quindi variare i posatoi e foraggiare adeguatamente per avere grandi opportunità. Attenzione però: siate coscienti del fatto che un foraggiamento una volta intrapreso deve essere portato a termine fino all’inizio primavera, pena la morte dei volatili, come ho già evidenziato in un precedente articolo. Ricordate sempre di rispettare i periodi di amore e nidificazione, cercate di non spaventare né attrarre gli animali con cibi (è consentito solo con i passeracei nel periodo invernale) e di non arrecare disturbo alla fauna selvatica. A volte è meglio rinunciare ad uno scatto che mettere in pericolo gli animali.

Ora a voi non resta che individuare la specie che volete ritrarre e scegliere l’appostamento in base alle vostre esigenze e quelle del territorio. Vi auguro un buon lavoro e grandi soddisfazioni fotografiche!

Questo articolo stato scritto da umberto

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