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Lucanus cervus

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cervo-illustraTra tutti i coleotteri europei, il Cervo Volante è indubbiamente quello in grado di raggiungere le dimensioni maggiori, e le sue mandibole, simili al palco di corna di un cervo (da qui il suo nome volgare), lo rendono velocemente riconoscibile.
Per quanto concerne l’etimologia del nome latino, invece, bisogna risalire ai culti pagani delle popolazioni italiche. I Lucani, infatti, usavano l’insetto come talismano e l’eco di questo antico costume deve essere giunto all’orecchio di Linneo, che decise di chiamarlo appunto Lucanus cervus.
Nonostante l’apparenza minacciosa dovuta alle sue grandi mandibole, il cervo volante è un innocuo coleottero, che trascorre la maggior parte della sua vita in forma larvale, all’interno di tronchi morti e la sua brevissima vita adulta sui rami più alti di alberi come querce, faggi, castagni, pioppi e salici. Qui si tengono veri e propri combattimenti tra maschi per il “possesso” della femmina, che assiste beata al match. Usando le mandibole come leve, i due pretendenti cercano in tutti i modi di far perdere l’equilibrio all’avversario, e lo sollevano addirittura, fino a farlo precipitare al suolo. Il maschio che riesce a rimanere saldo sul ramo acquisisce il diritto di accoppiarsi con la femmina, la quale cercherà successivamente riparo alla base di qualche albero, tra legni marcescenti, e dopo aver inciso con le potenti mandibole delle fessure, vi deporrà le uova.
Il ciclo vitale di un Lucanus cervus dura solitamente dai tre ai cinque anni, anche se sono stati registrati casi che arrivano persino ad otto. Quando le uova schiudono, fuoriescono delle piccolissime larve che impiegheranno molto tempo per accrescersi. Giunte alla successiva fase di sviluppo, quando misurano approssimativamente 10 centimetri di lunghezza e 1 di diametro, le larve costruiscono il proprio “astuccio”pupale, all’interno del quale si trasformeranno in adulti, e dove trascorreranno l’inverno, in attesa di uscirne a primavera. Il loro stadio immaginale è molto breve: i maschi muoiono solitamente in agosto, mentre le femmine sopravvivono fino ai primi giorni di settembre.
I cervi volanti sono particolarmente ghiotti della linfa degli alberi sui quali vivono: in particolare apprezzano quella di quercia, che raccolgono attraverso una “spazzola”. Il dimorfismo sessuale è molto accentuato in questa specie: le femmine sono notevolmente più piccole dei maschi e le loro mandibole meno vistose. Proprio per questo motivo esse sono più “incisive”: le dimensioni contenute consentono alla muscolatura di sostegno di agire in modo mirato e preciso. Del resto esse rispondono nei due generi ad esigenze diverse: nel maschio sono solo “leve” che si usano in combattimento per mettere k.o. l’avversario, mentre nella femmina esse sono usate come strumento per scavare nicchie in cui deporre le uova.
Il Lucanus cervus è diffuso in tutte le zone temperate del continente euroasiatico, ed in Italia lo troviamo nelle regioni settentrionali e centrali, fino alla Campania.

Le attuali politiche forestali, che prevedono la rimozione di tronchi morti e ceppi, stanno causando il declino del cervo volante, che vive e si riproduce in queste nicchie. Fortunatamente, la Direttiva Habitat della Convenzione di Berna l’annovera tra le specie da tutelare, ne vieta la raccolta e ne salvaguarda l’habitat.

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Questo articolo stato scritto da Chiara

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