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Nidi e nidiacei

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I consigli di un esperto per capire cosa fare e cosa evitare quando ci troviamo in prossimità di un nido

 

Immaginate una foto: nascosto tra le fronde di un sottobosco, illuminato da variabili lame di luce, si intravede un tondo groviglio di ramoscelli e paglia costruito con l’arte di un architetto. Fatto di materiali poveri, a volte tenuti insieme da fango e terriccio che fa da cemento: è un nido, da cui si sporgono cinque minuscoli becchi aperti. Sempre immaginando, una bambina, dolce e tenera tiene il nido tra le mani e con la curiosità di una giovane vita lo porge sorridendo.

 

Pensiamo a un equilibrio naturale, a un gesto simbolico, a un disegno fantastico e invece abbiamo appena compiuto un’azione errata.

 

Toccare, fotografare, avvicinarsi in qualunque modo a un nido significa mettere a forte rischio la vita di quella generazione di volatili. Vanificare con un gesto che sembra innocuo, il lavoro di una coppia di instancabili uccelli, che ogni anno, in primavera rinnova un appuntamento d’amore con la Natura: la riproduzione.
Non sbagliamo quindi a dire che l’ingenuità dei nostri comportamenti, talvolta può essere fatale.
Abbiamo chiesto a Alessio Quaglierini del nodo toscano di EBN, ornitologo per passione, quali possono essere le conseguenze di un incontro un po’ troppo ravvicinato con un nido, voluto o meno e abbiamo scoperto un sacco di cose affascinanti.

 

Alessio, Perchè non bisogna avvicinarsi a un nido?
Perché – almeno in natura – i nidi degli uccelli sono posti di solito in luoghi appartati, nascosti, difficilmente raggiungibili. Avvicinarsi ad essi presuppone una manipolazione dell’ambiente circostante, con il calpestio della vegetazione, la rimozione o la rottura di rami e/o canne. Cambiamenti anche minimi intorno ai nidi rischiano di causare l’abbandono.
In ambiente antropizzato (ad esempio nel giardino in città) la confidenza di alcune specie (rondine, balestruccio, merlo, codirosso, pigliamosche, etc.) permette invece di poter sostare (per poco tempo…) nelle vicinanze del nido senza particolari problemi per la coppia o per gli eventuali nidiacei. Vi posso raccontare di un nido di pigliamosche costruito sopra un diffusore acustico posto sotto la veranda di un hotel all’isola d’Elba: la coppia imbeccava tranquillamente a poche decine di cm dalla gente che mangiava e beveva! E sono almeno quattro anni che esiste il nido, e fortunatamente non viene rimosso dal proprietario del locale…

 

Mettiamo in pericolo la covata anche se non tocchiamo il nido?
Certamente. Sia per la manomissione dell’ambiente circostante – di cui parlavo prima – sia per la possibilità che il nido scoperto venga individuato da predatori. La cornacchia grigia – notoriamente intelligentissima – osserva i movimenti delle persone nei boschi o sulla spiaggia, e nota la fuga o le pantomime di distrazione degli uccelli in fase di riproduzione, approfittando della situazione e predando uova e/o nidiacei. In taluni casi è stato necessario limitare o addirittura impedire il passaggio di persone in luoghi quali canali o litorali, per salvaguardare specie fortemente predate come folaga o fratino. Nel Massaciuccoli le cornacchie grigie attendevano che il passaggio dei barchini nei canali facesse allontanare le folaghe in cova dai nidi, e poi asportavano le uova della covata una ad una…
Quindi, prima di introdursi in ambienti “delicati”, durante la stagione riproduttiva degli uccelli, è bene informarsi da esperti oppure documentarsi sui rischi e sulle conseguenze delle nostre azioni.

 

Quali sono i comportamenti adottati dalle specie per dissimulare la presenza dei piccoli?
Molte specie effettuano parate o pantomime di distrazione, ad esempio simulando una ferita all’ala o alle zampe, e cercano in tal modo di dirottare il predatore verso di loro. In taluni casi si passa all’azione diretta di attacco o di disturbo nei confronti del predatore, il cosiddetto “mobbing”. È allora possibile osservare piccoli uccelli come le rondini attaccare falchi o cornacchie. Ma anche cornacchie attaccare poiane o falchi di palude e passare quindi dalla “categoria” di predatori a quella di possibili predati. Tutto ciò per dare il tempo ai nidiacei – mimetici nella maggioranza dei casi – di nascondersi tra la vegetazione o mettersi al riparo. Ma questo nel caso di nidiacei “emancipati” (ovvero che lasciano il nido subito dopo la nascita o al massimo pochi giorni dopo) o appena involati.
Nel caso di nidiacei “nidicoli”, spesso inetti per molti giorni e costretti a rimanere nel nido fino all’involo (tra 10 e 15 giorni per la maggior parte dei piccoli passeriformi), l’unica vera forma di difesa che i genitori possono effettuare è quella dell’immobilità e del mimetismo.

 

I genitori possono abbandonare i piccoli?
Difficilmente un genitore abbandonerà il nido e i piccoli, però bisogna considerare che anche una sola ora di ritardo nelle imbeccate può causare danni irreparabili. L’abbandono di uno o più piccoli diventa inevitabile quando l’adulto ritiene sia necessario per salvare il resto della nidiata, ma è molto raro. Nidiacei apparentemente abbandonati (come i merli nei giardini delle città) in realtà vengono seguiti e imbeccati con discrezione dai genitori. In molte specie, infatti, i nidiacei vengono imbeccati per diversi giorni anche dopo l’abbandono del nido e fino al definitivo involo.

 

Possiamo interrompere le imbeccate anche solo per poco tempo?
No, non è consigliabile. Ci sono specie – soprattutto tra i piccoli passeriformi –  che hanno una altissima frequenza di imbeccate. Nella cannaiola, ad esempio, sono state osservate fino a 50 imbeccate l’ora da parte di entrambi i genitori e talvolta da quello che gli anglosassoni chiamano “helper”, ovvero un terzo individuo che partecipa allo svezzamento dei piccoli e in cambio ottiene vantaggi sullo sfruttamento alimentare del territorio della coppia oppure – se si tratta di un maschio “satellite” – sulla successiva possibilità di accoppiarsi con una femmina in un territorio già occupato e quindi mettere su famiglia. Le strategie riproduttive degli uccelli sono spesso molto complesse e in ogni caso variano fortemente da specie a specie. È quindi necessario conoscere al meglio tali strategie, per valutare il corretto approccio nei confronti di quel dato ambiente, oppure per operare una gestione il più possibile oculata.

 

Ringraziamo Alessio Quaglierini per le preziose informazioni e ricordando che il mondo naturale è ricco di sfumature e i comportamenti variano moltissimo da specie a specie, ci sentiamo di consigliare sempre di informarsi e confrontarsi con gli esperti, prima di avvicinare gli animali per qualsiasi motivo e finalità.

 

Una curiosità: questo articolo non è stato corredato da alcuna foto. Dopo quello che abbiamo letto, la scelta sarebbe ricaduta su immagini di piccoli che non sono sopravvissuti.
Così come abbiamo iniziato, preferiamo quindi tornare a immaginare un altro momento: quello di un pullo, formato e tremolante, che sul bordo del suo nido, con un gesto apre le ali e si stacca per la prima volta verso il vuoto, illuminato da una splendida luce.

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Questo articolo stato scritto da Simona Tedesco

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