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Ospiti sgraditi

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ixodes-ricinus1Con l’arrivo della bella stagione, ci troviamo tutti ad affrontare i consueti problemi causati dall’innalzamento delle temperature: la schiusa di uova di insetti e parassiti vari che hanno la “discutibile” abitudine di interferire con le attività umane. Mi riferisco principalmente a mosche e zanzare.

Ma c’è un pericolo più grave a cui gli abituali frequentatori di aree boschive e radure sono esposti: il morso di zecca.

In Italia si registra la presenza di due principali famiglie di zecche: le Ixodidae, molto pericolose per l’uomo, e le Argasidae, più innocue delle loro cugine (ma comunque soggetti poco raccomandabili). Il morso di questi artropodi (trattasi, infatti, di aracnidi), non è pericoloso in se, quanto piuttosto perché veicolo di batteri, protozoi ed infezioni di varia natura. Tra le malattie più comunemente trasmesse dal morso di zecca ricordiamo : borreliosi di Lyme, ehlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, e la meningoencefalite da zecche. Niente male, direi, per animali che non arrivano a misurare neppure un centimetro!

Quello nella foto è un esemplare di Ixodes ricinus, nota come zecca delle pecore, ma che non disdegna affatto il sangue umano.

Il Dermacentor è uno dei generi appartenenti alla famiglia delle Ixodidae presenti in Italia. Gli altri sono: Ixodes, Boophilus, Hyalomna, Rhipicephalus, Haemaphysalis. Queste sono definite “zecche dure” per la presenza di uno scudo dorsale chetinoso, che copre interamente il maschio, mentre nella femmina è presente solo nella porzione di dorso più vicina alla testa. Questo tipo di dimorfismo sessuale è funzionale al tipo e alla quantità di alimentazione della zecca adulta. Mentre il maschio, nella sua ultima fase di sviluppo non si nutre, la femmina, al fine di produrre le uova, necessita di ingenti quantità di sangue, che tratterrà nella parte molle (ed elastica), ovvero quella non ricoperta dallo scudo.  Una volta deposte le uova (primo stadio), le larve che ne fuoriusciranno (secondo stadio) cercheranno un ospite molto mobile e di piccole dimensioni , come ricci, topi o uccelli. Cibatesi a sufficienza, le larve compieranno la muta e diverranno ninfe (terzo stadio) che prediligeranno ospiti di dimensioni maggiori. L’adulto zecca2(quarto stadio di sviluppo) attende il suo bel mammifero succulento (o sanguinolento?!) aggrappato a fili d’erba sui margini di sentieri e passaggi, allargando le paia anteriori di zampe, in modo da rimanere impigliato nel mantello (o nei vestiti) del suo prossimo ospite. Da qui si farà strada verso la pelle e quindi verso quel sangue per lui fonte di nutrimento. Venire parassitati da una zecca non è poi così improbabile per chi, come i fotografi naturalistici, sono spesso distesi a terra tra l’erba, per mimetizzarsi o a caccia di un buono scatto. Esistono però delle utili precauzioni da mettere in atto per evitare di venire attaccati: indossare vestiti chiari rende più facile l’individuazione di un’eventuale intruso, e calzare stivali o pantaloni lunghi rende meno agevole il compito della zecca. E’ buona norma, inoltre, spruzzare i propri vestiti con un repellente apposito e di ripetere l’operazione ogni 3-4 ore, nel caso ci si senta particolarmente a rischio (ad esempio in aree frequentate da  pecore, mucche, o cinghiali e ungulati vari). Appena possibile, è bene fare un’attenta ispezione della propria pelle e nel caso ci si accorga che una zecca stia allegramente banchettando con il nostro sangue, è bene mantenere la calma e non ricorrere a soluzioni affrettate. L’unico metodo di rimozione consigliato (ed applicato) dagli uffici di igiene, dagli ospedali, e dal personale competente è la rimozione tramite pinzette apposite, in vendita in tutte le farmacie. Afferrando l’animale nel punto più vicino alla pelle, senza esercitare pressione (che causerebbe un rigurgito, vettore delle sopracitate malattie), è necessario operare una leggera rotazione in senso antiorario, sollevandolo contemporaneamente. Una volta rimossa la zecca, è bene controllare che il rostro non sia rimasto nella pelle (in tal caso è necessario rimuoverlo con un ago sterile) e disinfettare abbondantemente la zona interessata, e continuare a monitorare la zona e il proprio stato generale di salute. In caso di comparsa di anomalie, è importantissimo rivolgersi al proprio medico, che consiglierà una terapia antibiotica adatta. Ci sentiamo di sconsigliare qualsiasi altro metodo di rimozione delle zecche: sia il bruciarle che il soffocarle quando sono ancora attaccate alla pelle, porterebbe ad un rigurgito di saliva dell’animale, che è il principale vettore e responsabile di infezioni per l’uomo (e per l’animale ospite). Bando quindi ad accendini (se non per bruciare la zecca una volta estratta), paraffine, olii e alchimie varie. Nel caso non foste in grado di rimuovere da soli la zecca, fatevi aiutare da una persona più esperta, o rivolgetevi al più vicino presidio di Pronto Soccorso.

 E tenete a mente: la prevenzione è la migliore cura!

Foto del profilo di Chiara Schettini

Questo articolo stato scritto da Chiara

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