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Paradiso all’improvviso

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Non vedevamo Roberto da quel giorno della scorsa estate in cui fu lui a riconoscerci e a presentarsi.

“Tu sei Umberto, e tu devi essere Chiara … “, ci disse questo sconosciuto dall’aria gentile e molto professionale.  Io e Umberto ci guardammo basiti: quando ci spiegò di averci notati sulla pagina di Flora e Fauna d’Abruzzo, quasi fummo lusingati dal fatto che qualcuno ci avesse riconosciuto. Chiacchierando della comune passione per la fotografia naturalistica, Umberto e Roberto  scoprirono di avere diverse conoscenze in comune, legate al mondo della Pesca. Nonostante Studium Naturae sia espressamente contraria alla caccia e alla pesca “sportiva”, un discorso a parte va fatto infatti per la Pesca alla Mosca, che Roberto pratica da almeno 30 anni e a cui Umberto si avvicinò in giovanissima età, costretto poi ad abbandonare per altri impegni. Più che ad uno sport, o ad un hobby, quello del pescatore ala mosca è uno stile di vita, un approccio alla Natura poco invasivo ed estremamente rispettoso dei luoghi e degli animali con cui si viene a contatto.  Per procurare il minor danno possibile al pesce, infatti, gli ami non sono provvisti di ardiglione, e il pesce catturato e immediatamente rilasciato, non viene neppure sollevato dall’acqua.

Dopo troppe chiacchierate telematiche con Roberto, abbiamo deciso quindi di incontrarci di nuovo, per qualche scatto alla microfauna acquatica, che il nostro pescatore conosce benissimo e per una giornata in relax tra amici. Pochi minuti dopo le otto si parte alla volta del fiume Tirino, tra Bussi e Capestrano: un piccolo stop per la colazione e intorno alle nove e mezza siamo già sul posto.

brindisiScesi dalle macchine, io Umberto ed Antonio non riusciamo a credere ad i nostri occhi: un angolo di Paradiso si materializza davanti a noi, mentre Roberto,  del tutto a suo agio nel suo elemento, già inforca i waters e in men che non si dica è in acqua fino alle cosce.

Un airone curioso perlustra la zona, chiedendosi se questi rumorosi bipedi possano costituire un buon nutriente, ma abbandona subito l’idea, vista la netta superiorità numerica.

Raccolti alcuni esemplari di plecotteri, tricotteri e qualche minuscolo gamberetto, ci mettiamo alacremente all’opera, nel tentativo di non arrecare danno ai delicatissimi macroinvertebrati e solo il sole alto e caldo ci ricorda che il tempo scorre veloce. Già alle undici qualcuno reclama la sua seconda colazione a base di … panino con frittata di salsiccia di fegato e  bicchiere di vino rosso fatto in casa, offerti rispettivamente da Roberto e Antonio. Provo timidamente ad proporre un pezzo della mia torta di pere e cioccolato, ma dimentico di avere a che fare con uomini d’azione, e non con duchesse della nobiltà inglese, e presto mi ritrovo presto a mescere vino rosso e distribuire vettovaglie! L’atmosfera già allegra diventa rapidamente giocosa e tra un’arrampicata ardita e piccole effimere da fotografare, il resto della mattinata scorre decisamente leggero. Mi distraggo un po’ dalle attività comuni per sdraiarmi su un tronco chino sul pelo dell’acqua, ottimo punto d’osservazione sia per l’avifauna che per le piccole trote che popolano il fiume. Una coppia di Germani reali si allontana lenta, intimidita : sono elegantissimi, e lui sembra essere proprio un gentiluomo… un gentilgermano, dal modo in cui apre la strada fra le alte erbe della sponda alla sua compagna.

Vedo gli uomini trafficare a riva: Roberto sta montando la sua meravigliosa canna da pesca, un oggetto di pregevole fattura ed eleganza, nonostante la sua apparente semplicità.

Con movimenti leggiadri, riesce a posizionare un’esca leggerissima a notevole distanza e siamo tutti ammirati, per un gesto così difficile : una piccola dimostrazione della sua “arte” da immortalare!

Dopo quest’ennesima emozione, gorgoglii vari giungono dagli stomaci di ognuno e decidiamo così di recuperare un vecchio tavolo in plastica abbandonato e usarlo per le nostre libagioni: un telo mimetico e  il pic-nic è servito! C’è da bere e da mangiare in abbondanza per almeno il doppio di noi, e nessuno si fa scrupolo ad assumersi l’onere della razione del suo invisibile gemello.  Ancora qualche brindisi e qualche scatto alle folaghe prima che Morfeo mi richiami nel suo dolce abbraccio … Un pisolino su quel tronco disteso (che nel frattempo è diventato la mia seconda casa), con un raggio di dolce sole primaverile a scaldarmi: cosa chiedere di più alla vita? … Mi svegliano le voci di Antonio ed Umberto, e sono già le tre di pomeriggio. Ancora qualche scatto ai poveri germani reali, rimasti sorpresi  dalla nostra presenza, ed è ora di mettere insieme tutta l’attrezzatura sparsa sul prato, caricare gli zaini in spalla e sistemarli nei bagagliai. Visi stanchi ma soddisfatti: un caffè ancora, tutti assieme, qualche sogno ad occhi aperti e l’entusiasmo per una primavera ancora tutta da vivere.

Basta una domenica di buon sole, per scoprire un piccolo Paradiso, all’improvviso.

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Questo articolo stato scritto da Chiara

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