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Per la Majella

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La nostra festa inizia il giorno in cui riceviamo una telefonata dal Parco Nazionale della Majella. Di buon ora il telefono squilla, e la sottile voce di Gaia ci comunica che siamo ufficialmente invitati ad esporre la nostra mostra, “Nature Concentriche”, nel contesto della festa del Parco, “Per la Majella”. Abbiamo dovuto chiedere a Gaia di ripetere, un po’ per timore di non aver capito, un po’per gustarci la bella sensazione che ti pervade quando arrivano, inaspettati, riconoscimenti per un lavoro ben svolto. Certo, dopo l’esperienza di Ortona, non pensavamo di riproporre la mostra: il vento forte e purtroppo, la cattiveria gratuita di chi ha voluto lasciare la sua firma con una chiave sulle nostre stampe, avevano rovinato molte delle fotografie, e l’associazione non poteva permettersi i costi per la ristampa. Senza neppure pensare a questo, abbiamo accettato, entusiasti; L’esperienza ci ha insegnato che, in fin dei conti, una soluzione la si trova sempre. Extrema ratio, avremmo messo per l’ennesima volta le mani nelle nostre tasche (vuote!) e avremmo risolto così la questione. Ma non c’è limite alla provvidenza, ed il nostro caro amico Andrea, profondo estimatore di Studium Naturae ed uno dei primi a credere nel nostro potenziale, ha deciso di finanziare la ristampa delle foto danneggiate. Rimane solo il lavoro “sporco”: pulire le foto, proteggerle ed imballarle per il trasporto. Un’operazione che richiede tempo e concentrazione: basta poco per compromettere la mostra e non possiamo permettercelo. Ed è così che alle 2 del mattino del 20, a 16 ore dall’ apertura delle porte della mostra, Umberto ed io lavoriamo alacremente di carta gommata, fogli di carta protettiva e cartone ondulato.Ci incontriamo con Luigi e Nicola alle 10,30 in Piazza Garibaldi. Rimandiamo persino il caffè d’obbligo e ci mettiamo a lavoro: gonfaloni da spostare, scatoloni pieni di posate e piatti in carta e plastica riciclata da nascondere, impianto luci da controllare e un aspirapolvere in arrivo. E i chiodi, le stampe, le misure…Come avremmo fatto senza Francesco e senza Mario, il mitologico Mario? Tutti quelli che transitano per il locale della mostra, temporaneamente adibito a quartier generale dell’organizzazione tecnica e logistica della manifestazione, ci chiedono di lui, e se qualcuno domanda informazioni, rispondiamo sicuri di chiedere di Mario. Alle 16 è tutto pronto: il tempo di prendere possesso della piccola stanza in un bed&breakfast appena fuori dal centro, una doccia fulminea, e via di corsa per l’apertura. Tre giorni di immense soddisfazioni, di amici ritrovati, come Fabrizio, di amici nuovi, come Paola e Marco, e delle certezze di sempre, come Alessandra e Sergio. Tre giorni di critiche costruttive e complimenti che ci hanno pure fatto scappare qualche lacrimuccia di commozione. Tre giorni di festa vera, di Natura, di Majella, tre giorni che fanno sperare, tre giorni in cui non si parla di crisi, ma si intravede uno spiraglio. Tre giorni in cui le istituzioni sono un passo più vicine, e hanno volti sorridenti, non parlano burocratese, tistanno ad ascoltare. Tre giorni a Sulmona, delicata e luminosa,come la pelle delle nonnine che ballavano e cantavano in costume, tra le sue vie. Tre giorni che quando il lunedì mattina ti infili in macchina per ripartire, e guardi in alto, nel cielo pulito, e la vedi, materna e solenne, sorridi e dici: “Per la Majella, è proprio bella”.

 

 

Questo articolo stato scritto da Chiara

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