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Strada Prati d’Angro

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Baranello 3 febbraio 2016

E’ da qualche giorno che, sugli organi di informazione, imperversa la polemica sulla progettata “sistemazione” della strada cosiddetta dei Prati d’Angro, nel territorio di Villavallelonga.
All’intervento proposto dall’amministrazione comunale si sono prontamente opposte le Associazioni di tutela ambientale operanti sul territorio abruzzese.
Come Società Italiana per la Storia della Fauna, promotrice nel gennaio del 2013 di un appello per la salvaguardia della residua popolazione di orso bruno marsicano, non possiamo che condividere e fare nostre le preoccupazioni da loro espresse.
In particolare riteniamo che una strada di penetrazione, quando asfaltata, facilita non solo il traffico e la sua percorribilità bensì anche il turismo di rapina e la speculazione incidendo, in modo irreversibile, sulla tranquillità dell’area attraversata.
L’esperienza ci dice infatti che una volta realizzata una strada non si è poi in grado di limitarne efficacemente la fruizione così come, anche se chiusa, costituisce di per sé un disturbo per l’orso.
L’area in questione custodisce alcune tra le emergenze più preziose dell’intero territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Intendiamo riferirci, ad esempio, alla faggeta della Val Cervara che, con esemplari di oltre 500 anni di età, è stata riconosciuta come la più antica d’Europa ed è candidata a diventare patrimonio mondiale dell’Umanità sotto l’egida dell’UNESCO.
Così come è noto, fin dai tempi delle Riserve reali di caccia dei Savoia, che il territorio interessato dall’intervento ospita aree di svernamento, riproduzione e alimentazione dell’orso bruno marsicano.
Non a caso il recente episodio del ritrovamento dell’orsetta Morena, poi meritoriamente allevata e, in seguito, rilasciata in natura dai tecnici del Parco, ha avuto come teatro proprio la zona di cui ci stiamo interessando.
In un comprensorio che ospita tali eccellenze è assolutamente fuori luogo proporre interventi simili anche perché per far sì che la citata strada assolva alle funzioni legittime di servizio ai proprietari dei terreni e agli allevatori, quantomeno nel tratto attualmente privo di copertura bituminosa, esistono oggi tecniche avanzate e collaudate per la realizzazione e manutenzione di strade bianche.
Infatti anche se trent’anni fa quel tratto di strada fosse stato asfaltato nulla vieta oggi, alla luce di più approfondite conoscenze sulla eco-etologia e sulla diffusione dell’orso nel territorio del Parco, di assumere atteggiamenti di prudenza ispirati al principio di precauzione, a quel criterio che, enunciato nella Dichiarazione di Rio, è stato fatto proprio dall’Unione Europea al momento della ratifica della Convenzione sulla Biodiversità[1].
Riteniamo pertanto di dover invitare l’Ente Parco a riconsiderare il nulla osta già concesso e a proporre alla Amministrazione di Villavallelonga progetti alternativi per la valorizzazione dell’area e lo sviluppo dell’occupazione.
D’altronde l’esistenza stessa del Parco e la presenza di una vitale popolazione di orso marsicano rappresentano di già un fattore non secondario di sviluppo dell’area che non può essere compromesso da iniziative simili considerando il precario status di conservazione della specie.
Per chi conosce le vicende dell’orso in Italia torna tristemente alla memoria la storia della strada di Malga Flavona che realizzata nella Valle di Tovel, ultimo rifugio dell’orso del Trentino, ne segnò la definitiva scomparsa.

Società Italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”
Corradino Guacci

[1] Principio 15 «Al fine di proteggere l’ambiente, un approccio cautelativo dovrebbe essere ampiamente utilizzato dagli Stati in funzione delle proprie capacità. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale»

Questo articolo stato scritto da umberto

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