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Torri d’avorio

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Alle volte mi piace staccare l’occhio dal foglio per cogliere la proporzione nelle forme che disegno, per ricombinare le parti e dare loro un senso.

Capire quale sentiero si stia seguendo, e dove esso vada a finire ha qualcosa a che fare con il concetto di libertà.

Viviamo vite incellofanate, schermate, inscatolate e ci crediamo liberi. Trascorriamo la maggior parte del  nostro tempo in box di cemento o di lamiera. Ci proteggiamo da tutto come se di tutto ci fosse da aver paura.

Certo, l’evoluzione; certo, la scienza. Ma a che prezzo? Cosa abbiamo barattato per qualche anno di vita in più? Come viviamo questo tempo che ci è concesso?

Cerchiamo nuove soluzioni per schermarci, tanto che più che proteggerci da eventuali pericoli, abbiamo preso a nasconderci.

Ed ecco che la nostra amata libertà viene meno e invece di capire dove stiamo andando, dove vogliamo andare, raccogliamo sassolini e ne facciamo giganteschi cumuli.

Sembra di andare chissà dove, tanto è duro il lavoro, tanto arduo il sacrificio, tanto prezioso il tempo che dedichiamo a questa attività, eppure siamo fermi. Immobili. Per quanto lodevole sia il tentativo, davanti ad i nostri occhi non abbiamo che una figura sgranata, un viso storpio, una casa storta.

Come un palazzo reale dagli stucchi dorati e profumati giardini pensili, senza porte né finestre.

Costruiamo simulacri di regni senza senso.

Questo articolo stato scritto da Chiara

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